La carriera di Gigi, ospite su Sky Sport 1 per "I Signori del calcio", parte da lontanissimo, dall’infanzia di Carrara all’approdo a Parma, destinazione preferita a Bologna e Milan e che il portierone bianconero non rimpiange affatto...Portiere quasi per caso, cresciuto col mito di N’Kono ("era un portiere molto folkloristico, faceva capriole anche durante la partita, mi piacevano quei personaggi lì che riuscivano sempre a sdrammatizzare"), tifoso del Genoa per ‘colpà dello zio ("mi portava in macchina e sul cruscotto vedevo lo stemma del grifone, molto bello secondo me") ma oggi soprattutto bandiera della Juventus. La carriera di Gigi Buffon, ospite stasera di Sky Sport 1 per "I Signori del calcio", parte da lontanissimo, dall’infanzia di Carrara all’approdo a Parma, destinazione preferita a Bologna e Milan e che il portierone bianconero non rimpiange affatto.
"Era destino, sono stato fortunato - ammette - i miei genitori mi hanno dato l’ennesimo giusto suggerimento ed era vicino a casa". In gialloblu costruisce tutta la sua prima parte di carriera, a partire da quel giorno di novembre del ‘95 quando, ad appena 17 anni, fa il suo debutto in serie A contro il Milan. "Il giorno in assoluto più bello della mia carriera calcistica - ammette -. Me lo ricordo ancora, ho dei flash, delle immagini che non mi scorderò mai più: un sogno che si è avverato, un’emozione grande, mista a gioia".
A Parma Buffon fa parte di una squadra fortissima, ma nonostante lui e i vari Cannavaro, Crespo e Thuram lo scudetto non arriva. "Ma con il Parma a Parma, in otto anni di prima squadra, non ho mai perso con Milan, Inter e Juve - sottolinea -. Questo è significativo, ti fa capire quanto eravamo forti. Se c’era una partita importante da fare non la perdevamo mai, spesso la vincevamo. Però, per vincere i campionati ci vuole continuità, mentalità, ci vuole consapevolezza di quello che bisogna fare per vincere. Eravamo tutti troppo giovani".
Nel 2001 Buffon firma per la Juve, che per lui sborsa 105 miliardi, una cifra che per lui rappresenta "un bell’orgoglio, anche perchè credo di essere stato l’unico portiere per cui sono stati spesi così tanti soldi. Poi credo di aver dimostrato con gli anni che quella cifra non fosse così spropositata come quasi tutti avevano pensato. Stando ai giorni d’oggi, se è vero o no non lo so, ma se le offerte che fanno alla Juve per il sottoscritto si aggirano ancora su quella cifra e sono passati 8-9 anni significa che la Juve mi ha pagato anche poco".
Buffon snobba Roma e Barcellona per vestire bianconero, alla prima stagione arriva lo scudetto ("per me era un sogno che si avverava, un miracolo sportivo") e soprattutto inizia il bellissimo rapporto con Marcello Lippi. "Ma ne ho conosciuti due - avverte - il primo della Juve e quello in Nazionale. Quello della Nazionale è l’allenatore perfetto, di meglio non puoi avere, è una persona che riesce a stimolare la squadra in vista di ogni avvenimento ed avversario, che capisce l’aspetto psicologico di certe partite, che sa quando darti la carica, quando lasciarti tranquillo, quando darti sicurezza.
In Nazionale ha fatto un salto di qualità nel rapporto con il giocatore, perchè prima magari anche lui cercava non lo scontro, ma aveva da ridire con qualcuno, adesso riesce a trarre il massimo da ogni ragazzo".
Alla Juve sono gioie ma anche delusioni, la prima su tutte la finale di Champions persa a Manchester: "un pochino di rammarico c’è perchè ci siamo andati vicino, però dopo tre anni c’è andata bene al Mondiale". Prima di allora altri due scudetti con la Juve di Capello poi tolti da calciopoli ("ma per me non cambia nulla, io so quello che ho fatto, vinto e meritato nella mia vita") ma altre delusioni in Europa "perchè non giocavano un calcio bellissimo, basavamo il nostro gioco e le vittorie sulla forza fisica e tecnica. Capitava spesso di partire molto bene e di arrivare nei mesi di febbraio-marzo-aprile un pò scarichi a livello fisico".
Nel corso della seconda stagione di Capello, tra l’altro, il numero uno bianconero pensa di andare via "perchè non c’erano più i rapporti interpersonali idilliaci come prima, perchè qualcuno voleva sindacare sulla mia vita privata e sulla mia professionalità, perchè erano i primi tempi in cui mi vedevo con Alena", racconta Buffon, che però alla fine rimane, "complice" anche la retrocessione in B.
"È un fatto di coscienza - spiega - Aver lasciato la Juventus in un momento così non mi avrebbe fatto vivere bene. Alla fine per giocare bene, per stare bene con gli altri, devo avere la coscienza a posto e quello era l’unico modo per poter continuare a giocare in maniera tranquilla e spensierata. Quando Secco prese l’incarico di Moggi mi disse che c’erano Milan e Arsenal che mi volevano. Penso di aver dato a lui e alla Juve quell’iniezione di fiducia ed entusiasmo per ricominciare a tessere la ragnatela per tornare grande. Se non avessi fatto quella scelta la vittoria di un campionato non mi avrebbe più dato grosse soddisfazioni".
In mezzo, prima ancora del Mondiale vinto con la maglia azzurra ("la Nazionale è tutto, sono molto patriottico, ho uno spiccato senso d’appartenenza, sono orgoglioso di essere italiano") c’è la bufera delle scommesse, una vicenda che lo ha profondamente segnato. "Nel 2006 erano 11 anni che ero nel calcio e il fatto che in un momento simile tutti mettessero in dubbio la mia lealtà sportiva e di uomo mi ha ferito molto - ammette - Scrissero anche che vendevo le partite per scommetterci sopra, mi ferì molto".
Adesso è tutto alle spalle e Buffon vuole vincere ancora con la maglia della Juventus. "La squadra è migliorata molto quest’anno - spiega - perchè dati alla mano si pensava che senza Buffon, Camoranesi, Zanetti, non potesse andare avanti, invece abbiamo avuto la prova che è riuscita a fare una rimonta incredibile, ha trovato una continuità importante, ha inanellato una serie di vittorie di prestigio. Rimaniamo dei giocatori importanti per la Juve, però abbiamo trovato dei degni sostituti, l’autostima della squadra è aumentata".